Innovazione nelle terapie del diabete mellito

FONTE

Ospedale San Raffaele – Milano

 

Diabete di tipo 1: nuovi farmaci per il trapianto di Isole di Langerhans

Uno studio preclinico e clinico del San Raffaele rivela per la prima volta una nuova classe di farmaci anti-recettori per chemiochine in grado di prevenire il rigetto e favorire la sopravvivenza del trapianto di tessuto che produce insulina nei pazienti diabetici.

Milano, 18 settembre 2012 – Una équipe di ricercatori del San Raffaele ha per la prima volta dimostrato l’utilità degli inibitori dei recettori per chemiochine (proteine in grado di governare il movimento delle cellule nel nostro corpo) nel favorire l’attecchimento e la sopravvivenza delle isole di Langerhans dopo il trapianto in pazienti con diabete di tipo 1. I farmaci anti recettore CXCR1/2 riducono la risposta autoimmune, cioè la migrazione dei leucociti nella sede di impianto, e aumentano la funzionalità e la sopravvivenza del tessuto che produce insulina dopo trapianto aprendo una nuova prospettiva terapeutica sia nel campo del trapianto sia nella cura del diabete. La ricerca, coordinata dal dott. Lorenzo Piemonti, responsabile dell’Unità della biologia della beta cellula dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e realizzata in collaborazione con l’azienda biofarmaceutica Dompé, che ha sviluppato le molecole utilizzate nello studio, è pubblicata su Journal of Clinical Investigation (JCI), una delle più importanti riviste scientifiche internazionali.

LO STUDIO E I RISULTATI

Il sistema immunitario reagisce al trapianto delle isole di Langerhans, il tessuto che produce l’insulina nell’uomo, in relazione al tipo di cellule coinvolte. Le terapie utilizzate fino ad ora hanno lo scopo di inibire un gruppo particolare di cellule immunitarie, i linfociti, il cui compito è eliminare le cellule trapiantate con conseguente rigetto del tessuto.

Dopo aver dimostrato che un altro tipo di cellule, i polimorfonucleati, partecipano attivamente ai processi di danneggiamento del tessuto trapiantato facilitandone la distruzione e il rigetto, i ricercatori del San Raffaele hanno utilizzato modelli murini di trapianto per valutare l’effetto di farmaci in grado di inibire la migrazione dei polimorfonucleati in risposta al rilascio di fattori in grado di attrarli nel sito del trapianto. Si è così dimostrato come la somministrazione di inibitori dei recettori per chemiochine CXCR1/2 riduca non solo l’accumulo dei polimorfonucleati nel sito di impianto e la conseguente infiammazione ma anche, e soprattutto, favorisca la sopravvivenza del tessuto trapiantato nel tempo. L’équipe ha altresì verificato come tale terapia anti recettori CXCR1/2 aumenti significativamente la sopravvivenza e la funzione del tessuto trapiantato anche nell’uomo senza provocare effetti secondari indesiderati.

Prevenire il rigetto e favorire la sopravvivenza del trapianto di tessuto mediante l’uso di anti recettori per chemiochine è un concetto innovativo che identifica la risposta infiammatoria al centro di una reazione molto complessa” spiega il dottor Lorenzo Piemonti. ”La ricaduta clinica di questo approccio potrebbe essere estremamente rilevante sia nel campo del diabete di tipo 1 (e forse tipo 2) che in quello dei trapianti. Il fatto che questi farmaci siano già disponibili per lo studio nell’uomo, con un profilo di sicurezza estremamente favorevole, fa sì che nei prossimi mesi si potrà iniziare studi multicentrici a livello internazionale sia nel trapianto di isole sia nei pazienti diabetici di tipo 1 all’esordio di malattia”.

Tali studi coinvolgendo un numero maggiore di pazienti” dichiarano Antonio Citro ed Elisa Cantarelli, membri dell’Unità della biologia della beta cellula e primi autori dello studioavranno la possibilità di confermare definitivamente nei prossimi due-tre anni la validità dell’approccio

La molecola utilizzata per inibire i recettori per chemiochine CXCR1/2 è Reparixin, il capostipite di una nuova classe di farmaci sviluppati dall’azienda italiana biofarmaceutica Dompè. “Non possiamo che accogliere con orgoglio la validazione da parte di una delle più autorevoli riviste scientifiche al mondo – come il Journal of Clinical Investigation – delle attuali evidenze sul potenziale di Reparixin per l’ottimizzazione dei risultati clinici nel trapianto di isole pancreatiche” conclude Eugenio Aringhieri, Amministratore Delegato del Gruppo Dompé.Dompé crede da sempre nell’eccellenza della ricerca Italiana a livello internazionale e ne sostiene la centralità. L’esperienza di Reparixin rappresenta una conferma della necessità di una sinergia tra ricerca pubblica e privata per poter offrire ai pazienti risposte di cura innovative, in aree ad alto bisogno terapeutico”.

LA MALATTIA E IL TRAPIANTO DI ISOLE

Si stima che in Italia circa 250.000 persone siano affette da diabete mellito di tipo 1. Ogni anno 84 nuovi casi ogni 1.000.000 di abitanti (circa 5.000 casi all’anno) vengono diagnosticati. L’incidenza, che ha una forte variabilità da regione a regione, è attualmente intorno a 12-13 casi per 100.000 persone anno ma è in preoccupante aumento ponendo il diabete di tipo 1 come una delle prossime sfide sanitarie.

La cura definitiva del diabete di tipo 1 e di molti casi di diabete di tipo 2 risiede nella possibilità di provvedere una massa beta-cellulare sostitutiva capace di due fondamentali funzioni: rilevare i livelli di zucchero nel sangue e secernere livelli appropriati di insulina nel letto vascolare. Infatti, sia il diabete di tipo 1 che di tipo 2 hanno in comune un deficit della massa beta-cellulare seppur derivato da due eventi eziopatogenetici differenti (rispettivamente risposta autoimmune e insulino-resistenza). Al momento, l’unica terapia clinica disponibile in grado di sostituire la massa beta-cellulare nei pazienti diabetici è il trapianto di isole o il trapianto di pancreas. Il trapianto di isole ha ottenuto negli ultimi 10 anni un impressionante miglioramento dei risultati, potendo essere riconosciuto ora come un’opzione terapeutica in particolari sottogruppi di pazienti. Nel prossimo futuro è presumibile un ulteriore miglioramento della sua efficacia e quindi una sua più estensiva applicazione ai pazienti con labilità glicemica e ricorrenti ipoglicemie. Il valore di questa procedura risiede inoltre nella sua straordinarietà come modello di studio per i processi che regolano l’autoimmunità e necessariamente l’esperienza accumulata in questi anni sarà la base per lo sviluppo clinico di qualsiasi terapia cellulare/tissutale o bioartificiale sarà proposta nel campo della sostituzione della funzione beta-cellulare nel paziente diabetico.

Per informazioni: IRCCS Ospedale San Raffaele – Ufficio Stampa Tel. 02 2643 4465 – Cell. 334 6090384 ufficio.stampa@hsr.ithttp://www.hsr.it

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