Innovazione nelle terapie del diabete mellito

diatribe-55 (01) Pancreas Bionico

lettera Diatribe Claudio

……DITE LA VOSTRA sul PANCREAS BIONICO!!! (ALLEGATI in ALTO a SX)

Ho appena ricevuto da Claudio, di Pesaro, una lettera di risposta ad un articolo comparso sull’ultimo numero di una rivista statunitense rivolta a pazienti con diabete: Diatribe. La direttrice del giornale, Kelly Close, affetta da Diabete tipo 1 dall’età di 17 anni, ci racconta la sua esperienza di una settimana con il pancreas artificiale, o meglio, bionico. E’ stata invitata con altri pazienti con DM1 a partecipare a questo esperimento clinico: indossare per 7 giorni un microinfusore di insulina, un microinfusore di glucagone, e un sensore DEXCOM di glucosio, collegati ad un iPhone che funge da cervello. Vi accludo l’articolo in originale, troppo lungo per tradurlo tutto, ma in sintesi Kelly è felicissima di aver partecipato a questo esperimento, si è sentita tornare a prima del diabete, il pancreas bionico faceva tutto lui, se la glicemia si alzava infondeva più insulina, se si abbassava infondeva la giusta quantità di glucagone, niente più calcolo dei carboidrati e preoccupazioni varie che ben conoscete. Unici nei: un po’ di aghi in addome, una iperglicemia post.prandiale intorno a 200 (ritardo dell’effetto dell’insulina sottocute), e dover cambiare il glucagone ogni giorno (questo dovrebbe risolversi). Se Kelly è entusiasta, Claudio, che le ha inviato la risposta in ottimo inglese, un po’ meno. Mi è sembrato un tema molto importante, da discutere tra di noi, proprio noi che propugnamo l’utilizzo di moderne tecnologie nella cura del diabete.  Gli autori prevedono un immissione in commercio del sistema entro il 2017, ma mi sembrano un po’ ottimisti.

(Dott. Gianfranco Poccia)

Date una occhiata agli allegati ed esprimete le vostre opinioni!

Commenti su: "PANCREAS BIONICO: Riflessioni" (2)

  1. Anna Gallucci ha detto:

    Mbe….tema impegnativo questo. Ci sarebbe da dire molto. La tecnologia aiuta…vero…ma per saperla usare con la testa occorre prima aver provato le “armi primitive” quali le penne. Vedo tutto ciò una cosa futuristica…più per saperla”nuovi diabetici” ( bimbi di ultima generazione) che per noi …diagnosticati da anni. Per me …TuTTO CIÒ CHE E ESTERNO AL MIO CORPO…E UN CORPO ESTRANEO. Ho il rigetto da micro da sensori da cannule. Il diabete si gestisce “prima di tutto con la testa”. Avere una ferrari senza patente e inutile. Farmi gestire da un pancreas bionico mi urterebbe solo…perché sinceramente adesso sono io che “comando il mio diabete”. Però non nego che la biotecnologia potrebbe migliorare la vita di molte persone ancora inesperte…oppure pigre…oppure ancora troppo spaventate. Sarebbe una soluzione palliativa…ma non una cura definitiva.
    Per come la vedo io…meglio le penne …
    Il diabete fa parte della mia vita ma non deve essere ne’ ingombrante ne’onnipresente. Esiste ma voglio vederlo solo io e tenerlo a bada non con una macchina o un i phone.

    Sono testarda….

    O una cura definitiva o niente. Aspettero le staminali…il trapianto di insule…o la rigenerazione di beta cellula dagli epatociti…

    Ma non mi pieghero’ mai all’ illusione di poter non avere il diabete grazie a un aggeggio tecnologico. Il potere del marketing…americano forse riuscirà a convincere qualche diabetico… Ma come tutti i giocattoli …ogni oggetto ha bisogno di manutenzione e buon funzionamento. Anziché sprecare energie per “ritardare” la cura definitiva…perché non investire nella ricerca biologica???

    Ottimo esperimento. Senza dubbio.
    Vediamo però quanti riusciranno a resistere per più di un mese…

    “We will cure the diabetes. It is a promise” ( Camillo.Ricordi. ricercatore italiano)

  2. Anna Gallucci ha detto:

    Ecco alcuni commenti arrivati in redazione:

    -Miriam
    Forse perché ho dimenticato com’era ‘prima’; forse perché sono diffidente, forse perché so che il mio autocontrollo è passato per un percorso psicologico, sociale ed ambientale duro e sempre molto ‘interiore’, forse perché la difficoltà per me non è mai stata farmi l’insulina o per tutte queste ragioni insieme trovo l’idea del pancreas bionico molto distante da me. Futuristica, come dice Anna. Per quella che è stata la mia esperienza mi sembra quasi un delegare all’esterno la cura e la gestione del proprio diabete. Leggendo l’articolo, però, ho capito una cosa su cui non avevo mai riflettuto lucidamente: il diabete è un’idea che non ti abbandona mai, un costante impiego di energia nel tentativo di controllarlo, un impegno mentale importante e che non puoi mai permetterti di disattendere. Insomma, una fatica. Non so se mi ricorderò le staminali, non so neanche se vorrei cambiare la mia situazione di diabetica (l’ho già detto, sono diffidente), però penso che ben venga una ricerca che passi ANCHE per la tecnologia se permetterà ai futuri diabetici di avere più energia e più tempo per pensare anche ad altro. Grazie Gianfranco.

    -Lino
    Dopo 27 anni di costante impegno psicologico per arginare il diabete che mi ha imposto la radicale modifica dell’approccio al percorso della vita , consolato e deluso dalla ricerca che pareva essere in grado di risolvere definitamente il problema, stremato e impaurito accolgo con fiducia l’idea di trasformarmi in “ROBODIAB “ con cannule, microprocessori, ecc. unica concreta alternativa per allentare la quotidiana pressione che grava su di me e sulla mia famiglia.

    Scusandomi per la barbosa riflessione di una notte di mezza estate in cui ho momentaneamente abbassato la guardia, ringrazio tutti per il contributo Lino

    -Paolo
    ….il tema è sicuramente molto suggestivo, sicuramente anche complesso….mi vengono alcune considerazioni:la prima è che questa malattia non si può generalizzare poiché ognuno di noi ha delle caratteristiche fisiche, dei fattori genetici, degli stili di vita che non si possono paragonare tra loro….io “festeggio” quest’anno i 30 anni di convivenza con il diabete, 30 anni lunghi, duri, sicuramente mai monotoni….sono un appassionato di tecnologia e certo apprezzo i grandi passi avanti compiuti in questi anni( basti pensare alle dimensioni delle vecchie macchinette per misurare la glicemia e i tempi di risposta di quest’ultima 5’…..) o il passaggio dalle vecchie siringhe per somministrare l’insulina(usate tragicamente dai tossico-dipendenti) alle attuali penne….un discorso a parte va fatto per i micro-infusori, senz’altro ottimi strumenti che perfezionano la vita di noi diabetici ma in questo caso mi sento di condividere le idee della signora Anna Gallucci….io effettuata la glicemia e quando mi occorre praticata l’iniezione dell’insulina non ho rapporti con strumentazioni esterne, che reputo un po’ invasive…chiaramente per il sottoscritto…in realtà forse il vero desiderio da me mai negato è aspettare che la scienza trovi una cura definitiva che sconfigga questa malattia….riallacciandomi al discorso iniziale concedetemi una nota di soddisfazione: domenica scorsa mi sono concesso una giornata speciale effettuando il rafting alla cascata delle marmore!!!….per chi è determinato non ci è vietato quasi nulla….saluto tutti….

    _Angelo
    Buongiorno a tutti…come la maggior parte di voi anch’io non riuscirei a mettere un qualcosa di estraneo nel mio corpo,scelta dettata dal fatto che ho una vita molto attiva a livello sportivo.Si,gareggio a livello agonistico ed il semplice fatto di avere un qualche cosa in me non mi fa sentire a mio agio.Io sono dell’opinione come la maggior parte di voi che se questa nuova sperimentazione possa migliorare la vita di molti ben venga.Non nego che anche se adesso riesco a controllare bene il diabete con l’attività sportiva che faccio mi viene difficile da gestirlo sempre perché può bastare una piccola modifica all’allenamento o una quantità minore di cibo mangiato che sconbussolo tutto.Chissà,forse quando avrò un età più avanzata(sperando che per all’ora abbiano trovato una cura) potrei anche farci un pensierino.Per adesso comunque….rimane un tabù….non riesco ad accettare aghi o macchinari dentro me, vada bene per la penna e la macchinetta.

    _patrizia

    Ciao a tutti.

    avendo scoperto il diabete da 15 mesi (diciamo che a 49 anni è un DM1 di seconda giovinezza) ricordo molto bene come si vive senza.
    Il mio primo pensiero dopo la diagnosi è stato “voglio continuare la mia vita come prima”.

    L’esperimento a cui si è sottoposta Kelly Close con un “prototipo” seguito da un team medico è interessante ma penso che passerà molto tempo e saranno necessari molti test prima che un tale apparato possa essere prodotto e commercializzato.

    Al di là della soggettiva scelta di indossare o meno aghi e cannule io avrei timore ad affidare la mia salute ad un algoritmo in grado di prendere decisioni autonome. Mi piace pensare che il nostro cervello, opportunamente allenato, sia in grado di affrontare le varie situazioni con una percentuale di fallimento minore o almeno uguale alla macchina.
    Ma forse tra un po’ di anni, quando sarò stanca di contare, forse cambierò idea, non so.

    Il discorso probabilmente cambia per i bambini e per i giovanissimi, per loro questa tecnologia potrebbe essere preziosa nella gestione del diabete, peccato non sia la cura.

    Per Gianfranco: se cerchi compagni di pedalata per campo imperatore o per il block house ti do io un nome!!

    Patrizia

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